DOTT.SSA CHIARA NARDONE

Blog Psicologia e Psicoterapia

Violenza di genere: il ruolo dell’avvocato nel percorso di rinascita psicologica

15 Apr 2026 | Problemi di coppia

violenza di genere

Come psicologa psicoterapeuta, lavoro da anni con donne – e talvolta uomini – che hanno subito violenza di genere.

In questo articolo descriverò il percorso che parte dall’identificazione della vittima per arrivare alla riabilitazione alla vita quotidiana e alla rinascita.

Infine, esporrò come gestire la relazione con le assistite attraverso alcuni consigli utili per gli avvocati, essendo anch’essi tra le prime figure professionali che la vittima incontra dopo aver deciso (o essere stata costretta) a rompere il silenzio.

Come impatta la violenza di genere sulla qualità di vita della vittima

La violenza di genere mina l’autonomia, l’identità e la progettualità.

In pratica, la vittima subisce:

  • Isolamento sociale
  • Abbassamento dell’autostima
  • Annullamento della fiducia negli altri.
  • Compromissione dell’autonomia economica

Riconoscere la vittima: i segnali comportamentali

La violenza di genere è un trauma complesso che non lascia solo lividi, ma segni profondi sul modo di vivere, in quanto la violenza reiterata altera la percezione di sé, dell’altro e del mondo.

Il risultato di un legame traumatico è la dissonanza cognitiva, meccanismo di negazione della realtà utile alla vittima per soffrire di meno. Tale dissonanza innesca una serie di atteggiamenti che, se non compresi, rischiano di essere fraintesi.

Quali comportamenti sono tipici per una vittima di violenza di genere:

  • Senso di colpa: si iper-responsabilizza per il danno subito
  • Ambivalenza e difficoltà nella presa di decisioni: denuncia e poi ritira, accusa e poi giustifica
  • Falsa memoria: indotta dalla costante manipolazione attuata dall’abusante
  • Dipendenza affettiva: ansia da abbandono, idealizzazione del partner e incapacità di separarsi nonostante la sofferenza
  • Co-dipendenza: convinzione di poter cambiare e salvare l’aguzzino, spesso definito come sindrome della crocerossina
  • Iper-vigilanza: controlla continuamente il telefono, teme di essere seguita, è in stato di allerta costante, in quanto, il trauma modifica le risposte neurobiologiche e il cervello entra in modalità “sopravvivenza”.

Il linguaggio della vittima: ciò che viene detto e ciò che non viene detto

Quali forme linguistiche e contenuti utilizza una persona vittima di manipolazione psicologica:

  • Forme passive: «È successo che…», «Ci siamo spinti un po’ oltre…», evitando di nominare l’aggressore nella narrazione dei fatti
  • Minimizzazione: «Era un periodo difficile», «Non è stato poi così grave»
  • Giustificazioni per l’autore della violenza: «Ha avuto un’infanzia difficile», «Era solo nervoso»
  • Frasi frammentate: difficoltà a mantenere il filo del discorso per amnesie parziali
  • Incongruenza emotiva: racconti drammatici esposti con apparente freddezza (può essere un segno di dissociazione)

La riabilitazione alla vita quotidiana: cosa significa davvero?

Riabilitare significa restituire l’autonomia, l’identità e la progettualità alla vittima.

Il ritorno alla quotidianità è il vero campo di battaglia del post-trauma.

È un percorso graduale su più livelli. Non si può chiedere a una vittima di “voltare pagina” in pochi mesi.

a) Livello psicologico

Si lavora su:

  • Elaborazione del trauma
  • Ricostruzione dell’identità
  • Superamento del senso di colpa
  • Gestione dell’ansia e dell’iperattivazione:
    • Tornare a dormire senza paura
    • Riprendere a lavorare
    • Uscire senza doversi guardare intorno
    • Gestire il denaro autonomamente

b) Livello relazionale

  • Risanare e riattivare la fiducia negli altri.

A causa dell’esperienza di manipolazione, controllo e dominio vissuta con l’abusante, spesso le vittime di violenza di genere temono le figure istituzionali (avvocati, carabinieri, etc.), se percepite come ostili o troppo direttive.

Il ruolo degli avvocati: oltre la tutela giuridica

Il compito primario degli avvocati è la tutela legale, ma sono anche contenitori emotivi.

Se la cliente si sente creduta aumenta la probabilità che prosegua nel percorso giudiziario e di rinascita.

Tre elementi sono fondamentali che il legale deve rispettare nella relazione con l’assistita:

  1. Validazione: «Quello che ha vissuto è grave!» (aumenta la fiducia)
  2. Chiarezza: spiegare il percorso legale in modo comprensibile (riduce l’ansia)
  3. Prevedibilità: anticipare possibili sviluppi evita shock ulteriori (riduce l’iper-attivazione)

Così la vittima recupera controllo, autostima ed autoefficacia, aspetti maggiormente compromessi dal trauma.

Come evitare una seconda vittimizzazione:

  • Creare uno spazio di ascolto non interruttivo nei primi minuti dei colloqui
  • Evitare di iniziare le domande con «Perché», in quanto, a livello sociale, ha un’accezione negativa (per esempio: «Perché non è andata via prima?», può essere sostituito da «Cosa le rendeva difficile allontanarsi?»)
  • Spiegare che eventuali contraddizioni nel racconto non invalidano la gravità dei fatti.
  • Sintonizzarsi emotivamente attraverso la comunicazione verbale, non verbale e paraverbale:
    • Verbale: lessico adeguato al livello culturale della vittima
    • Non verbale: postura e gestualità non ansiogene né direttive
    • Paraverbale: eloquio regolare, senza silenzi istituzionali in quanto aumentano la confusione mentale della vittima
  • Dedicare un tempo adeguato all’ascolto e all’accoglienza emotiva

Dal trauma alla ricostruzione: dialogo tra psicologia e diritto nella violenza di genere

Vorrei concludere con una riflessione.

La violenza di genere non distrugge solo la sicurezza fisica. Distrugge la narrazione di sé. La vittima smette di vedersi come soggetto attivo e si percepisce come oggetto di decisioni altrui.

La riabilitazione è un processo di riscrittura. E in questa riscrittura, anche gli avvocati sono co-autori.

Ogni volta che credete a una vittima che fatica a parlare, ogni volta che spiegate con pazienza un passaggio legale, ogni volta che non interpretate la sua ambivalenza come incoerenza ma come trauma, state contribuendo alla sua ricostruzione.

La giustizia non è solo sentenza. È il modo con cui il sistema accoglie chi ha subito un’ingiustizia.

E quando diritto e psicologia dialogano, la possibilità di rinascita diventa reale.

Psicologa Psicoterapeuta specialista in Terapia Breve Strategica, Comunicazione, Problem Solving e Coaching Strategico