DOTT.SSA CHIARA NARDONE

Blog Psicologia e Psicoterapia

“Ricomincia la scuola!” – Consigli pratici per mamma e papà

11 Set 2016 | Genitori e figli

Ricomincia la scuola!

Tra poco ricomincia l’anno scolastico. Vostro figlio vi ha già lanciato l’ultimatum: “Non voglio tornare a scuola!”.

Come fare per affrontare un tasto così delicato?

Ansia e preoccupazione, ma al contempo curiosità e impazienza rendono questo momento dell’anno uno dei più duri da affrontare sia per i giovani protagonisti che per mamma e papà.

È molto frequente che figli e genitori vivano i primi giorni di scuola in maniera molto traumatica; alcuni lo descrivono come un vero e proprio incubo. Nei più piccini ciò può palesarsi sotto forma di una continua richiesta di attenzione da parte dei genitori. In generale, si può manifestare un malessere fisico e psicologico diffuso, che spazia dal mal di testa, al capogiro, all’insonnia, fino ai sintomi tipici dell’ansia come palpitazioni, sudorazione eccessiva, disturbi gastrointestinali, e così via.

Solitamente, questo disagio è solo passeggero, perché dovuto alla fine delle vacanze e l’inizio di un nuovo anno scolastico, quindi potremmo considerarlo come un semplice rito di passaggio. In questi casi, è sufficiente che i genitori diano il giusto supporto al figlio, senza sovraccaricarlo di ulteriori pressioni per far sì che la situazione migliori nel giro di pochi giorni.

Quando invece la sintomatologia diventa più invalidante, prima che si trasformi in un grave disturbo psicopatologico è opportuno rivolgersi ad uno specialista, che dovrà valutare a cosa sia dovuta questa esagerata reazione ansiogena. Infatti, la paura di tornare fra i banchi di scuola non è detto che sia una condizione insita della personalità del ragazzo. Essa può essere conseguenza di altri stressor, come una complicata relazione fra i genitori, un disturbo dell’apprendimento, essere vittima di bullismo, etc.

 

Consigli pratici per mamma e papà

 

SCUOLA D’INFANZIA E PRIMARIA

Il primo giorno è sempre uno scoglio a livello emotivo sia per i bimbi che per i genitori. Spesso è la prima occasione di distacco vero e proprio e comunque è vissuta come il primo passo del figlio verso l’ “emancipazione” dalla famiglia.  Scopriamo cosa fare e cosa non fare per viverlo al meglio.

Cosa non fare:

  1. Evitate di essere iperprotettivi nei confronti dei vostri figli: state bloccando la naturale curiosità dei bambini nello scoprire nuovi mondi e nuove realtà, alla conquista di quell’esperienza che in futuro sarà la base su cui costruire il carattere e l’autonomia.
  2. Evitate di manifestare ai figli il vostro stato d’ansia e di preoccupazione, per non far nascere una paura che altrimenti loro non avrebbero avuto motivo di provare. Ovvero, se un figlio vede il genitore preoccupato dal distacco da lui, sarà istintivamente preoccupato a sua volta, anche se non comprende il perché.

Cosa fare:

  1. Imparate ad ascoltare cosa i bimbi raccontano, le loro aspettative e i loro timori riguardo alla nuova esperienza. A questo punto saprete a quali domande rispondere senza abbattere il loro l’entusiasmo né innescare paure immotivate.
  2. Create occasioni di dialogo come ad esempio scegliendo insieme l’occorrente per la scuola: zaino, quaderni, astuccio, penne. Potete sfruttare questo momento per spiegare come funziona la scuola, quali sono le principali regole da rispettare, gli orari, la suddivisione in materie. Inoltre, dimostrerete “concretamente” l’importanza di usare lo strumento adatto, per esempio il quaderno a righe per italiano o a quadretti per matematica. Così, ridurrete il disorientamento di vostro figlio, perché saprà già cosa utilizzare e quando utilizzarlo.
  3. Qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni, iniziate a metterli a dormire presto dovendo poi svegliarli all’orario della scuola, in modo da permettere loro di “sfogare il sonno” e arrivare riposati in classe. Anche questo aiuta non poco a ridurre ansia e preoccupazione.
  4. Se possibile andate insieme a vostro figlio a visitare la nuova scuola e a conoscere i nuovi compagni di classe. Così all’inizio della scuola non sarà tutto sconosciuto.
  5. Se possibile il primo giorno di scuola accompagnate il bambino in aula, in modo da incoraggiarlo alla nuova esperienza da affrontare e distaccarsi gradualmente.
  6. Incoraggiate l’autonomia dei bambini fin da piccoli, insegnate loro a vestirsi e a mangiare da soli, perché più apprendimenti avranno già acquisito più si sentiranno sicuri nel nuovo ambiente.
  7. Educatelo a preparare zaino e vestiti la sera prima, invece che lasciarsi l’incombenza al mattino. Questo permette di avere la mente più serena e lucida per pensare cosa prendere ed evitare di lasciare a casa materiale necessario il giorno dopo; inoltre, fare le cose frettolosamente fa sviluppare nel bambino l’idea di “non essere pronto”, che potrà poi influire sul suo approccio agli insegnanti, ai compagni e alla scuola in generale.

 

SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO

Il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media è vissuta da molti alunni come una montagna da valicare. Del resto l’età in cui avviene aumenta la difficoltà tipica di una transizione in un nuovo ambiente, in quanto il bambino sente la necessità innata di essere più autonomo dalla famiglia, ma al contempo manifesta peculiarità dell’infanzia, che cerca di tenere celate. Purtroppo, non di rado capita che i figli evitino di condividere con i genitori il conflitto interiore che stanno vivendo. Sta quindi a mamma e papà allentare tale pressione sociale osservando senza intervenire, essendo presenti ma non invadenti. A meno che non si manifestino esagerate reazioni di rifiuto della scuola che potrebbero sottendere situazioni di bullismo o disturbi dell’apprendimento precedentemente  non svelati. In questi casi, è necessario informarsi con gli insegnanti e con specialisti del settore per poter intervenire nel più breve tempo possibile con un’azione mirata.

Cosa non fare:

  1. Evitate di sommergere vostro figlio con una marea di domande dirette sui suoi stati d’animo. Altrimenti lui si sentirà sotto inquisizione e alzerà una resistenza nei vostri confronti. Paradossalmente, più domanderete meno risposte avrete.
  2. Evitate di essere troppo autoritari e al contempo troppo democratici. Vostro figlio ha bisogno di una guida autorevole, non di un dittatore; avendo la “libertà di sbagliare”, ma con la certezza di avervi al suo fianco, vivrà più serenamente ogni nuova esperienza e responsabilità.

Cosa fare:

  1. Prima dell’inizio della scuola cercate di riallacciare le relazioni con i compagni di classe già conosciuti o sfruttate tutte le occasioni in cui è favorita la socializzazione fra coetanei.
  2. Ripristinate l’abitudine di andare a letto presto per svegliarsi freschi e ripartire carichi.
  3. Prendetevi tutto il tempo necessario per fare un’abbondante colazione, vestirsi con calma ed arrivare leggermente in anticipo in aula.
  4. Impostare l’abitudine di fare la merenda di metà mattina, per ricaricare le energie essenziali a mantenere l’attenzione in classe fino all’ora di pranzo.
  5. Ascoltate i vostri figli. E se non comunicano con le parole osservateli attentamente perché ogni comportamento è già comunicazione, pertanto esprime stati di serenità come di preoccupazione.

 

SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO

Il passaggio alle scuole superiori  è un’altra transizione molto delicata. È la prima volta che vostro figlio si trova a dover compiere una scelta di formazione che potrebbe condurre ad una futura professione. Infatti, il ragazzo si avvicina all’età adulta, aumentano le responsabilità delle proprie decisioni. Iniziano i primi problemi di cuore e cambiano fondamentalmente le relazioni sia tra pari che tra adolescenti e genitori.

Quindi mamma e papà spesso si trovano di fronte un figlio “diverso”, in piena trasformazione dal bambino che era all’adulto che sarà. E di certo, gestire questa fase della crescita non è un compito facile, perché il limite tra le restrizioni educative (che ancora sono necessarie!) e le libertà da concedere per permettere ai giovani di conquistare e meritarsi la propria autonomia, è molto sottile. Infatti, i genitori si sentono come due funamboli che camminano sulla fune alla continua ricerca di u nuovo equilibrio.

Come se non bastasse, devono fare anche i conti con gli sbalzi d’umore tipici dell’adolescenza: stati ansiosi talvolta depressivi vanno a braccetto con momenti di assoluta serenità e rilassatezza che possono sconfinare addirittura in ozio.

Come già detto, ogni stato fuori dalla “normalità” rispetto agli abituali comportamenti di vostro figlio va attentamente monitorato e osservato, ma senza intervenire a meno che non si noti che tale difficoltà stia diventando troppo invalidante per le usuali attività del ragazzo.

Cosa fare e cosa non fare:

valgono gli stessi punti dell’analisi precedente ma con un’inclinazione più marcata verso la libertà di scelta e verso l’apertura al dialogo, approcciandosi alla conversazione tenendo presente che vi state relazionando con una persona sempre più matura e che di conseguenza vuole essere trattata come tale.

  

CONSIGLIO PER TUTTE LE ETÀ:

Un consiglio che tutti i genitori con figli di ogni età dovrebbero ricordare:

a livello educativo ciò che ha molto valore è l’esempio che diamo, in famiglia e nella professione.

I giovani osservano e imitano i più grandi. Gli adulti, quindi, dovrebbero impegnarsi nel condividere con loro passioni e attività, trasmettendo l’idea che la conoscenza è un valore e un privilegio. E che la scuola è il mezzo per eccellenza (anche se non l’unico) per aprire la strada al sapere.

La convinzione che uno studente sia poco dotato spesso è errata. L’amore per ciò che si fa, in questo caso per lo studio, si può imparare e quindi si può anche insegnare. Sta ai genitori (e agli insegnanti) spronare i ragazzi a migliorarsi, sempre.

Dimostratevi sempre curiosi e impazienti di imparare, leggete libri, fate ricerche nel web e vedrete che ai vostri figli la voglia di studiare non tarderà ad arrivare.

Le parole insegnano, gli esempi trascinano.
Solo i fatti danno credibilità alle parole.
Agostino d’Ippona

Psicologa Psicoterapeuta specialista in Terapia Breve Strategica, Comunicazione, Problem Solving e Coaching Strategico