DOTT.SSA CHIARA NARDONE

Blog Psicologia e Psicoterapia

Cedere o non cedere al piacere di mangiare?

10 Gen 2021 | Disturbi alimentari

Cedere o non cedere al piacere di mangiare?

Com’è che ti ritrovi sempre a fare i conti con il piacere di mangiare?

  • Non riesci a resistere al piacere irrefrenabile di mangiare e ti abbuffi come se non ci fosse un domani?
  • Per un po’ di tempo riesci a digiunare, ma poi cedi inesorabilmente al piacere della gola?
  • Ti abbuffi di tutto ciò che ti trovi davanti, tanto poi scappi a vomitare?
  • Alterni diete ad abbuffate perché non resisti al piacere di mangiare?

Come vedi c’è un minimo comune denominatore: il piacere.

Il piacere è alla base di molti disordini del comportamento alimentare. Nei problemi legati all’astinenza forzata, come l’anoressia, ci si nega il piacere (e non solo quello legato al cibo). Al contrario, nei problemi legati all’abbuffarsi, come la bulimia, più si tenta di controllare il piacere, più se ne viene travolti.

Pertanto, possiamo dire che i disordini alimentari si basano su 2 tipi di incapacità di controllare il piacere:

  1. Non riesco a controllare il piacere nel tempo. (es: vomiting, binge eating, bulimia)
  2. Riesco a controllare il piacere nel tempo, ma perdo il controllo sulle conseguenze. (es: anoressia)

Tipi di disordini alimentari dovuti all’irrefrenabile piacere di mangiare

VOMITING: ci si abbuffa per poi vomitare

La soluzione di vomitare dopo aver mangiato e gustato il cibo ha origini antiche. Già nell’antica Roma i ricchi tenevano banchetti che duravano giorni, così dopo aver ingurgitato montagne di cibo si inducevano il vomito stuzzicandosi la gola con una piuma, per poi ricominciare a mangiare. La tradizione riporta che Trimalcione, un famoso organizzatore di “orge alimentari”, collezionava le piume selezionate per tale scopo.

Oggi vengono usate le dita oppure, per le più esperte (e anche per i più esperti!), basta una repentina contrazione addominale. Ciò permettere di godersi il cibo senza ingrassare o addirittura dimagrendo. La trappola nascosta dietro a quella che sembra una soluzione geniale, è la sua immediata efficacia e la sua facile applicazione. Inoltre, è molto meno faticosa dell’anoressia, in quanto si continua a mangiare e non c’è la preoccupazione di gestire gli altri che, vedendoti evitare il cibo, iniziano a fare domande e ad indagare. Il risvolto negativo e subdolo della medaglia sta nel fatto che il vomitare si trasforma rapidamente in una piacevole compulsione di cui non si può più fare a meno.

Quindi, il vomito, che in principio era solo un mezzo per concedersi il piacere di mangiare, diventa l’obiettivo a prescindere dal peso.

Nel godimento, spesso, piacere e disgusto si associano.

Bacone

BINGE EATING: si alterna il digiuno al piacere di mangiare

La continua altalena tra concedersi il cibo e controllarsi con il digiuno diventa il leit motiv della vita e porta a strutturare una vera e propria ossessione nei confronti del cibo e della forma fisica. Questo perché una buona soluzione nel breve periodo si trasforma in ciò che alimenta il problema invece che risolverlo a lungo termine.

Ovviamente, molto spesso questa ossessione è correlata ad un’intensa attività fisica per bruciare le calorie introdotte coi pasti e mantenere la linea tanto agognata.

In pratica, è il successo che alimenta l’insuccesso: si riesce a stare a dieta e a dimagrire per un po’, ma poi inesorabilmente si torna a perdere il controllo, ingrassando di nuovo. Il circolo vizioso è mantenuto proprio dall’interazione tra il successo di controllo e il susseguente insuccesso di perdita di controllo.

La cosiddetta vittoria di Pirro:

vincere una battaglia ad un prezzo così elevato che conduce a perdere definitivamente la guerra.

BULIMIA: si mangia per dolore o per piacere

  • YO-YO: si alternano pasti selettivi ad abbuffate, ovvero più si controlla, più si perde il controllo. Molto simile al binge eating.
  • CARCIOFO: mangiare per sedare un dolore, per lenire le delusioni della vita, in pratica si divora fuori perché c’è qualcosa che ci divora dentro. In altre parole, si reagisce all’insuccesso compensandolo con il piacere di mangiare.
  • BOTERIANI: mangiare in maniera compiaciuta, senza limitazioni. In quest’ultima tipologia, spesso capita che se il tentativo di raggiungere e mantenere una buona forma fisica è ripetutamente fallito sulla base di una o più soluzioni fallimentari, la persona si ribella al sacrificio della dieta, abbandonandosi completamente al piacere del mangiare e del bere.

Cedere o non cedere al piacere di mangiare?

A questo punto, abbiamo capito che le reazioni ad un periodo di restrizione alimentare sono svariate, ma tutte hanno l’effetto comune della perdita di controllo sul piacere. Questo è il risvolto paradossale di ogni dieta restrittiva. Quindi, se si vuole uscire da tale trappola, non si può prescindere dalla sensazione di base, il piacere, che non deve essere un’optional, ma al contrario il fondamento di ogni programma alimentare.

L’errata convinzione che la volontà sia il prodotto di scelte ragionevoli che controllano e limitano i nostri istinti primitivi conduce all’idea distorta che la mente possa dominare il corpo. In realtà, è stato ormai da tempo dimostrato come la ragione sia un tutt’uno con le nostre sensazioni più primitive, che pertanto, devono essere gestite e non represse. Altrimenti, come abbiamo visto, dalla continua lotta tra volontà e istintività possono soltanto svilupparsi squilibri, fino a vere e proprio psicopatologie.

Pertanto, l’unica soluzione applicabile con successo per bypassare questi meccanismi innati è concedersi il piacere di mangiare, per potervi successivamente rinunciare.

L’unico modo per liberarsi di una tentazione, è abbandonarvisi.

O. Wilde

Per approfondimenti:

Psicologa Psicoterapeuta specialista in Terapia Breve Strategica, Comunicazione, Problem Solving e Coaching Strategico